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Quando si distacca una parte del menisco, le ossa non sfregano le une contro le altre?

Zunächst ist festzuhalten, daß im Gelenk ohnehin nicht die Knochen aufeinander reiben sondern das die Knochenenden mit Gelenkknorpel überzogen sind. Innanzitutto, va tenuto a mente che nell’articolazione, comunque, le ossa non sfregano le une con le altre, ma le estremità dell’osso sono rivestite di cartilagine articolare. Ovviamente, la situazione ideale si verifica quando entrambi i menischi sono intatti. Qualora, tuttavia una parte si laceri e, in conseguenza della posizione della lacerazione o anche a causa dell’età del paziente, non sia prospettabile, ad esempio, una riparazione della lacerazione mediante sutura, la parte lacerata deve essere asportata. Questa parte, comunque, non ha più una funzione di sostegno e, all’interno dell’articolazione, finirebbe più per causare danni che arrecare utilità. La cartilagine e le ossa si adattano alle condizioni di carico mutate per effetto di tale lacerazione e, come anche le statistiche internazionali hanno dimostrato, il conseguente pericolo di insorgenza di artrosi, risulta minimo.

Le saldature del menisco guariscono anche pazienti anziani?

Innanzitutto, va tenuto a mente che, comunque, non tutte le lacerazioni al menisco sono adatte a subire una sutura o una riparazione. Per questi rimedi, risultano idonee solo le lacerazioni che si trovano in prossimità della cuffia e, quindi, in una zona che non presenta ancora una buona vascolarizzazione. In caso la lacerazione sia molto vicino alla cuffia, essa guarisce anche nel caso di pazienti in età avanzata. Qualora la lacerazione si trovi distante di alcuni millimetri in direzione del centro dell’articolazione, le prospettive di guarigione nelle stesse persone giovani sono incerte e, in caso di pazienti in età avanzata, dovrebbe essere esclusa la sutura del menisco.

Soffro di artrosi al ginocchio. Altri medici mi dicono che, dal momento che non ci si può fare niente, devo conviverci. E’ vero?

Le teorie generali sul punto affermano che l’artrosi non è una patologia che comporta un progressivo logoramento contro la quale non esiste alcuna terapia. In caso il paziente sia in età abbastanza avanzata, il compimento dei 65 anni per gli uomini e dei 60 per le donne, ci si può aiutare mediante l’impianto di una endoprotesi (articolazione artificiale del ginocchio). In caso di pazienti più giovani, si può lenire il dolore, ma non arrestare l’artrosi. Fortunatamente, questa opinione non è da ritenersi corretta! (Per ulteriori informazioni: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla! ). Esiste una vasta gamma di tecniche per richiudere i buchi che si vengono a creare nel ginocchio per effetto dell’artrosi. Il riempimento di tali imperfezioni avviene mediante un tessuto di sostituzione in cartilagine fibrosa che rimane attaccato in modo simile ad un’otturazione in un dente. Con questo tessuto di riempimento non viene soltanto riparato l’osso sottostante, ma anche la cartilagine circostante che non sia stata danneggiata viene protetta da eventuali lesioni. Le tecniche per ottenere il suddetto tessuto cartilaginoso di sostituzione consistono nel c.d. “Shaving”, la microfratturazione e la abrasione. In generale, si tratta dello sforzo diretto a stimolare la rigenerazione di un tessuto di sostituzione in cartilagine fibrosa. Il buon esito di simili interventi dipende, da un lato, dalle capacità del chirurgo operante, ma, dall’altro, anche dalla disciplina del paziente nell’attenersi con precisione alle istruzioni di comportamento fornitegli. Non c’è nessun motivo per rassegnarsi all’artrosi. In questo caso, si può ottenere una soddisfacente rigenerazione delle superfici dell’articolazione e, in questo modo, ritardare di molti anni il momento di un’eventuale terapia con endoprotesi.

Per saperne di più, consultate il nuovo libro del Dott. Toft: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla!

Il mio medico dice che non si devono operare le lacerazioni al crociato, egli stesso non ha fatto operare nemmeno la propria lacerazione al crociato e se l’è cavata bene. Cosa ne devo pensare ?

In caso di scarsa attività fisica e con un po’ di fortuna, ci sono pazienti che se la cavano abbastanza bene in caso di lacerazione del crociato, senza che insorgano conseguenze più gravi. Purtroppo, tali andamenti costituiscono un’eccezione. Di regola, si ritorna sempre a disarticolazioni, con conseguenze fatali per il menisco, i rivestimenti in cartilagine e le altre strutture di articolazione. (Per ulteriori informazioni: Lacerazione del crociato – è sempre da operare?). Mediante le tecniche mini-invasive dell’intervento al crociato attualmente a disposizione, nei centri specializzati del ginocchio più autorevoli del mondo, soprattutto americani, si è abbandonato il precedente approccio „wait and see“ e si è passati a disinteressarsi del tutto del rischio di successive lesioni dovute alla conseguente instabilità insorta e per prima cosa a ristabilire l’articolazione. Dopo circa 3500 interventi al crociato che sono stati realizzati qui alla Clinica Alpha, possiamo soltanto concordare con questo modo di pensare! L’opinione dei nostri medici era concorde già in un periodo in cui l’intervento al crociato era ancora legato a vaste incisioni, ingessature e permanenza in ospedale e non era così raro che il paziente venisse entro breve tempo a soffrire di artrosi in conseguenza dell’ intervento stesso. Anche l’impianto del crociato di sostituzione, che richiede precisione millimetrica, nel passato non ha sempre funzionato bene come oggi. Simili considerazioni non hanno, allo stato della moderna chirurgia del ginocchio, più ragione di esistere. La risposta è del resto simile alla risposta che si dà alla domanda se sia necessaria la cintura di sicurezza per andare in macchina in modo sicuro. Per andare in macchina, ovviamente no. Al contrario, nel momento dell’incidente, se ne ha un estremo bisogno, ma oramai è già troppo tardi!

Oggi si sente molto parlare del trapianto di cellule di cartilagine. Con questo metodo, è possibile guarire dall’artrosi?

Il trapianto di cellule di cartilagine è un procedimento che è stato sviluppato dal medico svedese Prof. Petersson a Göteborg. In questo procedimento, vengono prelevati al paziente, durante un breve intervento artroscopico, dei piccoli frammenti di cartilagine, dai quali, in laboratori specializzati, vengono isolate le cellule di cartilagine e, mediante un procedimento specifico, si fanno moltiplicare. Queste cellule di cartilagine del paziente moltiplicatesi vengono poi, trascorse circa tre settimane dall’intervento, rispedite al chirurgo; questi, nel corso di un intervento aperto, inietta poi questa soluzione all’interno dell’imperfezione asportata e applica una membrana di periosteo in modo da far sì che la soluzione iniettata rimanga all’interno dell’incubatrice così creata. Trascorso il tempo di riposo, circa da due a tre mesi, questa soluzione ha fatto generare nuova cartilagine che, anche analizzata al microscopio, appare del tutto simile alla cartilagine naturale dell’articolazione. Questo metodo è ottimo per la copertura di piccole imperfezioni. Purtroppo, esso non è tuttavia applicabile in tutti i punti dell’articolazione e questo procedimento non può nemmeno essere impiegato in caso di artrosi! Del resto, questo è stato sempre sottolineato anche dallo stesso inventore del metodo, cosa che, tuttavia, non ha mai impedito alla stampa di tessere le lodi di questo procedimento come panacea per l’artrosi.

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Il mio medico dice che io ho un buco nel ginocchio e consiglia una plastica a mosaico. Che cos’è ed è in grado di risolvere il mio problema?

La plastica a mosaico comprende il trapianto di cilindri della cartilagine dell’osso che sono stati prelevati da aree dell’articolazione del ginocchio nelle quali la cartilagine dell’articolazione viene utilizzata meno. Questi cilindri di cartilagine ossea prelevati da dette aree vengono poi impiantati nelle zone dove sussistono le lesioni della cartilagine o dell’osso. Potete sottoporVi a questo procedimento in modo simile ad un trapianto di capelli nel corso del quale vengano trapiantati dei piccoli cilindri da stampa estratti dalla sezione posteriore della cute, con relativi capelli, sul davanti, nei punti di calvizie. Se si utilizzano più cilindri, ne risulta uno schema simile ad un mosaico, da qui viene il nome di questa tecnica. Questo procedimento è particolarmente adatto per colmare imperfezioni nella cartilagine o anche nell’osso (buco nel ginocchio). Presso la Clinica Alpha, viene impiegato relativamente spesso per le imperfezioni della cartilagine descritte, soprattutto per i due condili del femore. Al contrario, questo procedimento non è indicato per il trattamento delle artrosi!

Ho 69 anni e soffro di artrosi al ginocchio. Il mio medico dice che alla mia età è senz’altro possibile impiantare un ginocchio artificiale, tutto il resto non porterebbe ad alcun risultato. E’ vero?

Per quello che riguarda l’indicazione dell’età, quanto affermato dal Suo medico è corretto. A livello internazionale, il cosiddetto limite di età applicato agli uomini è 65 anni. Questo, naturalmente, è un criterio di carattere generale e ciascun caso singolo deve essere trattato sulla base di detto criterio. In questo caso, non si può procedere in modo schematico. Ci sono molti pazienti che anche coi loro 70 o, in parte, 80 anni sono ancora molto attivi e praticano sport e per i quali un’endoprotesi (ginocchio artificiale) non sarebbe comunque una buona soluzione. Anche in questo gruppo di età, al quale anche Lei appartiene, i procedimenti di conservazione delle articolazioni, come applicati qui alla Clinica Alpha, danno esito soddisfacente e sono stati realizzati con grosso successo anche su pazienti di età massima oltre gli 80 anni. Questi procedimenti comprendono, da un lato, l’abrasione con lo scopo di ricoprire i tessuti ossei già scoperti, che spesso è collegata con una correzione d’asse nel senso della osteotomia di riposizionamento (Per ulteriori informazioni: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla!). Questi interventi vengono sopportati molto bene anche da pazienti anziani e, qualora siano diligentemente rispettati i necessari tempi di riduzione del carico, è possibile che in questo gruppo di età venga ripristinata anche una certa resistenza fisica allo sport e, di certo, senza l’impiego di articolazioni del ginocchio artificiali. Dal momento che interventi simili vengono offerti solo da pochi altri in Germania, può anche essere che il Suo medico li conoscesse troppo poco e per questo motivo Le abbia consigliato un’endoprotesi.

Per saperne di più, consultate il nuovo libro del Dott. Toft: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla!

Sono uno sportivo attivo e lo scorso inverno mi sono lacerato il crociato. Il mio medico dice che a 45 anni i crociati non sono più da operare. Sono davvero già troppo vecchio per questo tipo di intervento?

Ci è noto che, in molte cliniche, nell’ipotesi di lacerazioni al crociato anteriore, viene preso come riferimento un valore arbitrariamente stimato in 40 anni e abbiamo molti pazienti a cui in altri posti è capitato come a Lei. Oggi, dopo una esperienza di 16 anni e circa 3500 pazienti, abbiamo una visuale d’insieme in merito alle operazioni del crociato anteriore. (Per ulteriori informazioni: Lacerazione del menisco - è sempre da operare?). Dal nostro punto di vista, non c’è un limite di età. Abbiamo operato con successo pazienti ben oltre i 70 anni, che sono anche riusciti a tornare a praticare lo sci ed il tennis. Probabilmente, questa idea ha origini risalenti nel tempo, quando i pazienti oltre i 40 anni divenivano già pigri e inattivi e si pensava che la (allora) elevata spesa per un intervento chirurgico non fosse ragionevole se rapportata alle esigenze di carico dei pazienti. Questa idea non era sicuramente già allora da sostenere, ma oggi si può dire con sicurezza che non ha alcuna validità. Nell’American Journal of Sports Medicine, è stato pubblicato nel 1998 un contributo che ha spazzato via definitivamente questo mito. In conclusione, si può quindi dire che Lei, con i suoi 45 anni e già da molto tempo sportivo attivo, deve assolutamente farsi operare al crociato anteriore, naturalmente con il presupposto che ciò appaia perfettamente fattibile da punto di vista tecnico.

Da un paio d’anni, a causa di una lesione alla cartilagine dietro la rotula, mi hanno preventivato uno “shaving”. Ho dovuto portare le stampelle solo per un paio di giorni. All’inizio, ero migliorato un pochino. Ora è addirittura peggio di prima. C’è stat

Lei parla della rasatura (Shaving) di una cartilagine dell’articolazione della rotula degeneratasi (sfrangiata). Qualora in simili casi non si intervenga, sarà d’obbligo o limitare drasticamente la sua attività fisica, o fare i conti con un progressivo logoramento della cartilagine e conseguente perdita della cartilagine dietro la rotula. Da una simile situazione spesso si sviluppa in seguito una cosiddetta artrosi della rotula. Lo Shaving di simili danni è una tecnica perfettamente adatta, ma soltanto se essa viene eseguita correttamente. Purtroppo, la maggior parte degli ortopedici e chirurghi confondono lo Shaving con una levigatura della cartilagine. Intraprendono il tentativo di far diventare la cartilagine il più liscio possibile mediante lo Shaving. Questo è l’errore più grande che si possa commettere. Per effetto della creazione di una superficie levigata per tutta la sua estensione, non è possibile raggiungere una rimarginazione dell’imperfezione tramite la cartilagine fibrosa e la superficie, rimasta praticamente allo stato vivo, è esposta all’azione nociva di determinati enzimi che si trovano all’interno dei liquidi dell’articolazione. La degenerazione, quindi, prosegue e da uno a due anni dopo non soltanto non si è ritornati allo stadio iniziale, ma addirittura si è peggiorati, in quanto nel frattempo si è ulteriormente persa massa di cartilagine. Poi, c’è un altro gruppo di chirurghi che, nell’eccesso di prudenza, commettono lo sbaglio di rasare troppo poco e pensano anche di non aver sbagliato. Anche questo è un inganno. Le frange lasciate troppo lunghe non consentono la circolazione del sangue, si fissano al sostrato in modo sufficiente da far sì che si generi uno strato di cartilagine fibrosa. Ma, anche una volta ammesso che lo shaving sia stato da essi realizzato in modo tecnicamente corretto, resta comunque sbagliato lasciarla a riposo solo per pochi giorni. Il rapido ritorno al carico non ha consentito agli zuccheri del sangue presenti sulla superficie sottoposta a shaving di scambiarsi all’interno dello strato di cartilagine fibrosa; è semplicemente troppo presto per essere rovinati dal peso caricato. Questo per quanto riguarda la domanda se sia stato fatto qualcosa di sbagliato. Qualora Lei dovesse ancora avere dolori, deve essere ripetuta la medesima procedura, tuttavia tenendo in considerazione i fattori che le ho appena esposto. Poi, dovrà fare i conti con un tempo di riposo dal carico di circa 8 settimane. In questo modo si potrà ottenere una rimarginazione della lesione. E’ probabile che ci sia bisogno anche di un alleggerimento della pressione della rotula (lateral release) (Per ulteriori informazioni: Problemi alla rotula – se il legamento di trasmissione non è assestato correttamente). Se questo sia o meno necessario, viene spesso stabilito nel corso dell’intervento, quando, durante un esame artroscopico, l’articolazione del ginocchio viene scostata e viene osservato in modo diretto il funzionamento della rotula.

Il mio medico dice che la cartilagine non può ricrescere. Però, da Voi ho letto che per effetto della abrasione, si genera nuova cartilagine. Cos’è giusto?

L’opinione del Suo medico, cioè che la cartilagine non può ricrescere, è fondamentalmente giusta. Da ciò, è sbagliato trarre la conclusione che, parimenti, la cartilagine non possa guarire! Tanto poco quanto una ferita cutanea si risana con il tessuto cutaneo originario (infatti si crea una cicatrice che può vedersi anche per tutta la vita!), parimenti si risana il tessuto cartilaginoso, ma non con il tessuto originale (cartilagine ialina), bensì con una cartilagine di sostituzione (cartilagine fibrosa). Questa caratteristica della guarigione della cartilagine che, a causa dei termini utilizzati, è vista di mal occhio, è invece ricca di benefici. Infatti, con questa cosiddetta reazione di rivestimento di tipo fibroso si fa in modo da richiudere i buchi nella cartilagine dell’articolazione, anche qualora essi dovessero arrivare fino all’osso. A conclusione della ricostruzione della cartilagine sostitutiva, quindi dopo circa 8 settimane, l’imperfezione alla cartilagine è praticamente sigillata (stuccata), essendo doveroso dire che il tessuto ricostruito potrebbe anche non essere stato sfregato via o comunque consumato. La sistemazione delle cosiddette fibre in collagene in questo tessuto è simile a quanto accade nella superficie delle articolazioni, sicché non può venirsi a verificare una nuova situazione di logoramento, con le stesse modalità in cui si era verificata sull’originale tessuto degenerato della cartilagine. Certamente, questo tessuto è inferiore alla cartilagine originale intatta, tuttavia è nettamente meglio di una cartilagine degenerata di secondo o terzo grado.

Per saperne di più, consultate il nuovo libro del Dott. Toft: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla!

La mia rotula è storta e provo dolore a salire e scendere le scale. Un ortopedico voleva praticarmi un’incisione nella cuffia, cosa che il mio ortopedico di fiducia ha sconsigliato. Chi ha ragione?

In caso di rotula valga ci si comporta come nel caso di gambe ad X o a O. Differenze nella normale ripartizione del carico tra le superifici delle articolazioni possono portare ad un’insorgenza precoce di artrosi in questa sezione articolare, soprattutto se in seguito si verificano altri infortuni. Qualora sussista solo un caso di rotula valga, ma la cartilagine dell’articolazione è ancora integra, una spaccatura della cuffia (lateral release) a fianco della rotula deve essere considerata ai fini di un intervento di profilassi (preventivo). (Per ulteriori informazioni: Problemi alla rotula – se il legamento di trasmissione non è assestato correttamente). Qualora la rotula sia piegata verso destra, può essere opportuno riportare una simile rotula in posizione dritta, anche quando non sia presente una lesione alla cartilagine. Questa è sicuramente una buona strategia: innanzitutto, attendere la spaccatura e, in un secondo momento, il logoramento che intacca la cartilagine dell’articolazione, finché non interviene qualcos’altro. Qualora, accanto alla rotula valga, Lei percepisse anche evidenti disturbi all’articolazione, si deve dedurre la contestuale presenza di un danno alla cartilagine, per il quale non è sufficiente la spaccatura della cuffia, ma deve essere praticato anche un trattamento specifico della cartilagine, ad esempio lo shaving. In caso di trattamento alla cartilagine, è importante che il chirurgo operante sia fedele ai principi della chirurgia dell’artrosi e del risanamento della cartilagine e che non si limiti ad applicare correttamente la tecnica operatoria, ma che Le fornisca anche corrette indicazioni di comportamento per la fase post-operatoria. Naturalmente, il paziente è più verosimilmente propenso a credere ad un medico che sconsiglia un intervento chirurgico. Tuttavia, in questo caso, sembra verosimile che l’ortopedico che Le ha consigliato l’incisione della cuffia, abbia avuto ragione.

Gli americani sono realmente un passo avanti nella medicina?

E’ assodato che gran parte delle innovazioni in campo medico, soprattutto nella chirurgia del ginocchio, degli ultimi 30-40 anni provengono dall’America. Gli americani, in campo medico, seguono un sistema che attribuisce scarsa rilevanza alle gerarchie, cosa che attribuisce a medici giovani, innovativi e dinamici più spazio di quello a loro riservato in Europa, soprattutto in Germania. In base a queste premesse e anche ai risultati sino ad ora ottenuti, si deve convenire anche sul fatto che, almeno per quanto risulta dalle statistiche internazionali, gli americani sono veramente un passo avanti nella medicina. Questa è anche la ragione per cui noi della Clinica Alpha intratteniamo stretti contatti con i nostri colleghi americani e partecipiamo regolarmente ai loro congressi, in quella sede teniamo anche conferenze e seguiamo in modo pedissequo la letteratura internazionale, che, tra l’altro, è appannaggio degli americani. Queste affermazioni non mutano poi in considerazione del fatto che in aree parziali, come ad esempio nella chirurgia del ginocchio, le lacune che di regola si riscontrano, vengono da noi colmate con estrema sicurezza. Nella Clinica Alpha vengono offerti dei procedimenti che anche in America si possono ricevere solo in pochi posti, come ad esempio la artroplastica per abrasione funzionale alla bioprotesi. Il concetto è stato certamente sviluppato dal Prof. Lenny Johnson, Lancing, Michigan, nel corso degli anni ‚70 e primi anni ‚80, tuttavia essa non ha avuto una larga diffusione in America. I lunghi tempi di recupero che risultano purtroppo necessari in base a questo procedimento, non hanno ottenuto molti consensi all’interno della frenetica e rapida America e, di conseguenza, un procedimento in grado di produrre grandi benefici ha fatto molta fatica a conquistarsi la posizione che effettivamente gli spetterebbe. Proprio in caso di „bioprotesi“, sulla base della fitta rete sociale, in Germania abbiamo condizioni dei pazienti nettamente migliori ed i tempi di recupero da 2 fino a 3 mesi sono da noi ritenuti accettabili e, in una qualche misura, conciliabili con il mondo del lavoro. In conclusione, si può dire che in America c’è sicuramente una grande quantità di medici di spicco, che tuttavia i migliori medici tedeschi non sono loro sicuramente secondi. Purtroppo, se confrontato con l’America, il numero degli specialisti di alto livello in Germania è relativamente molto basso.

I miei amici dicono che una persona media non può permettersi la Clinica Alpha. Cosa avete da dire in proposito?

In primo luogo, una piccola statistica: più di un terzo dei nostri pazienti sono normali pazienti iscritti alla cassa malati, che godono dei nostri trattamenti sebbene la loro cassa malati obbligatoria li risarcisca solo in pochi casi. Per i pazienti privati, il trattamento presso di noi non presenta alcun problema, dal momento che i costi per le casse private, salvo pochissime eccezioni, vengono risarciti per l’intero ammontare. I nostri prezzi, sia per la clinica che per gli onorari dei medici, non sono più elevati se comparati con quelli di altre cliniche e la fama di essere eccessivamente cari è sicuramente da ritenersi ingiusta. In caso Voi aveste un problema specifico che già vi è noto e in virtù del quale dobbiate essere operati, potrete essere informati nel dettaglio dalla nostra amministrazione e potrete Voi stessi constatare che questi sono assolutamente nella norma.

Devo essere operato al ginocchio. Tuttavia, ho più paura delle sostanze narcotiche che dell’operazione stessa. Si verificano di frequente inconvenienti legati a dette sostanze narcotiche?

Nella maggior parte dei casi, si verificano inconvenienti legati alle sostanze narcotiche o per effetto di insufficienti analisi internistiche preliminari per il calcolo dei fattori di rischio, oppure per effetto di un lavoro distratto, trascurato e disordinato dell’anestesista con lo stesso narcotico. Per quanto riguarda gli esami preliminari, alla clinica Alpha nessuno arriva al tavolo operatorio senza un esame preliminare di base da parte dei nostri internisti e prima dell’intervento ha luogo anche un lungo colloquio con i nostri anestesisti. I nostri anestesisti lavorano da molti anni con noi e sono medici specialisti con esperienza, che hanno lavorato a lungo a medicina intensiva nell’ambito universitario e da qui al centro cardiologico e che sono preparati al meglio a far fronte ad ogni tipo di imprevisto. Purtroppo, gli imprevisti legati alle sostanze narcotiche sono spesso causati dal fatto che dette sostanze vengono messe in mano a medici ancora giovani ed in corso di formazione, che poi, in caso di insorgenza di complicazioni, non sanno come fronteggiare la situazione. Nel caso intendiate farVi ovunque operare, riteniamo la domanda sugli inconvenienti legati all’uso di sostanze narcotiche già conclusa. Qui alla Clinica Alpha abbiamo circa 20.000 sostanze narcotiche e fino ad oggi, non si è verificato ancora nessun decesso accidentale e nemmeno alcun inconveniente legato a dette sostanze tale da causare danni permanenti.

Uno dei miei amici ha avuto un’infezione a seguito di un intervento al ginocchio. Ora il ginocchio è piuttosto rigido, gli fa male e soffre di artrosi. Con che frequenza, ciò si verifica?

Nel 1997, la rivista Focus ha reso noto che in base a dati ufficiali la frequenza di infezioni negli ospedali tedeschi è pari al 3%. Nella letteratura scientifica internazionale, è riportato un tasso di infezione del 2 % per gli interventi di carattere ortopedico e dell’1% per gli interventi artroscopici. Qui alla Clinica Alpha abbiamo un tasso di infezioni pari allo 0,05%. Detto dato si colloca 20 volte sotto la media internazionale per le operazioni atroscopiche. In caso di corretta esecuzione dell’intervento, il corretto impiego delle più recenti tecnologie ed in presenza di un’accurata assistenza post-operatoria, l’infezione all’articolazione deve rappresentare un’assoluta rarità. Purtroppo, notiamo che, sempre più, nella fase post-operatoria, anche in caso di interventi semplici come quelli al menisco e, occasionalmente, anche dopo artroscopie diagnostiche, insorgono infezioni dell’articolazione del ginocchio che presentano in parte un esito catastrofico. A dire il vero, casi simili non dovrebbero verificarsi. Purtroppo, in Germania non c’è un obbligo di denunzia, sicché, diversamente da quanto accade in America, non è possibile informarsi presso gli Ordini professionali dei Medici in merito ai tassi di infezione presenti in determinati ospedali. Questa è senza dubbio una lacuna che deve essere colmata.

IHo avuto un incidente sciistico in Austria e sono stato immediatamente operato sul posto. In quella sede, mi è stato detto che sarebbe stato meglio così. Ora, sei mesi dopo, non riesco a stendere il ginocchio e lo riesco a muovere al massimo per il 90%.

In base alle statistiche e conoscenze internazionali, che sono note da circa 5 – 6 anni, il rischio di subire un eccesso nella cicatrizzazione dell’articolazione (artrofibrosi) è 5 volte più elevato rispetto al caso in cui si attendano 4 – 5 settimane prima di operare. Questo periodo di attesa costituisce lo standard applicato oggi nei migliori centri americani specializzati nel ginocchio. In questo modo, è stato possibile ridurre in modo sostanziale il rischio di artrofibrosi. L’artrofibrosi è, purtroppo, una malattia che non è caratterizzata solo da una limitata mobilità, ma anche da una progressiva trasformazione della mucosa dell’articolazione nelle membrane del tessuto connettivo. Queste membrane del tessuto connettivo non sonno tuttavia nella posizione di produrre il liquido lubrificante dell’articolazione nella quantità e consistenza necessarie e, in pratica, articolazioni di questo tipo sono portate a seccarsi, il che può portare ad un artrosi precoce. Anche nel caso stesso in cui mediante un ulteriore intervento artroscopico si riuscisse a far sì che le cicatrici presenti sull’articolazione raggiungessero la completa distensione e flessione, una simile articolazione ha subito per lungo tempo un colpo e non tornerà mai a raggiungere il livello di efficienza precedente. Del perché Le abbiano consigliato questa operazione immediata, non siamo certo a conoscenza, tuttavia per evitare danni alla cartilagine non si dovrebbe tentare di recuperare l’estensione di movimento mediante la cosiddetta immobilizzazione anestetica, ma dare spazio all’articolazione in modo molto più delicato, vale a dire mediante artroscopia. Dopo un simile intervento, denominato artrolisi, Le serviranno circa 5 – 6 mesi affinché l’estensione di movimento nuovamente raggiunta possa anche essere mantenuta una volta concluso il trattamento mediante esercizi di ginnastica medica correttiva.

Avete un consiglio su come trovare il medico giusto?

Lei sa sicuramente che in Germania è presente un divieto generale di pubblicità per i medici e, parimenti, per i paramedici. In tempi addietro, questo divieto di pubblicità aveva la sua ragion d’essere, in quanto aveva l’effetto di impedire la proliferazione di ciarlatani. Nel frattempo, questo divieto di pubblicità è tuttavia degenerato fino a diventare un ostacolo all’informazione per il paziente, sicché oggigiorno il paziente è completamente abbandonato a se stesso nella ricerca del “medico giusto”. La cosa migliore resta sempre quella di chiedere in giro, nella propria cerchia di amici e conoscenti con problemi simili e soprattutto da pazienti che abbiano subito un intervento ad esito positivo per gli stessi problemi per i quali Lei stesso debba esser operato. Diversamente da quanto accade in America, in Germania c’è sempre un certo atteggiamento nei pazienti che li frena dal chiedere a pazienti già operati con successo il numero di telefono o l’indirizzo del loro medico. In un caso simile non si deve pensare fra sè e sè di chiedere al loro medico di fornire un elenco dei numeri di telefono dei pazienti tale che si possano chiamare tutti e intervistare. Qualora Lei ottenesse queste informazioni dal Suo medico senza batter ciglio, potrà sicuramente fidarsi completamente di lui. Ciò, soprattutto qualora Lei ricevesse ulteriori pareri positivi dai pazienti interessati.

Degli sportivi, si legge sempre che dopo un intervento essi tornano in forma in un baleno. Perchè la loro guarigione opera in modo così veloce?

Innanzitutto, è opportuno spazzare via il mito secondo cui il fisico dello sportivo ha tempi di guarigione più rapidi rispetto a quelli di una persona normale. Un dato sicuramente presente negli sportivi è una motivazione più forte a tornare in forma il prima possibile, dal momento che per molti di essi un recupero in tempi ridotti è legato ad una maggior quantità di denaro. Inoltre, sia dal punto di vista dei chirurghi, sia da quello degli atleti, spesso dietro la spinta, naturalmente, di allenatori e presidenti delle associazioni, ciò ha talvolta un suo prezzo. Lei si ricorderà certamente ancora del calciatore della nazionale francese Papin, che prima giocava nel Bayern Monaco e, a seguito di una semplice operazione al menisco, non è più riuscito a tornare in forma nonostante gli ingenti sforzi. Ciò fu causato dalla presenza di danni alla cartilagine che, nell’intento di far tornare l’atleta sul campo nel minor tempo possibile, non sono stati curati ed hanno compromesso la funzionalità dell’articolazione. Purtroppo, si è potuta conoscere la causa di questa disgrazia solo molto tempo dopo e, solo a seguito di un altro intervento a Marsiglia, nel corso del quale è stata trattata la lesione della cartilagine ed è stato guarito il ginocchio, il calciatore Papin è potuto tornare ad essere in grado di giocare. Anche nell’ipotesi del crociato, non ci si può aspettare che avvenga un miracolo. Lei si potrà sicuramente ricordare dell’operazione al crociato subita da Lothar Matthäus e saprà quindi che sono dovuti passare circa sei mesi prima che Matthäus potesse di nuovo tornare in campo. Questi processi biologici di inserimento e ricostruzione di tessuti trapiantati non possono essere accelerati. Si parla molto del mito della rapida guarigione degli atleti e molte volte questa affermazione opera come mezzo di pressione per il terapeuta, che è portato a dimettere prima l’atleta. Ciò che è certamente corretto, come è già stato detto all’inizio, è la motivazione più forte nel training di recupero. I tempi di riabilitazione per gli atleti professionisti sono nettamente più brevi di quelli per i pazienti normali, cosa, questa, che appare comprensibile e condivisibile alla luce dello stato di allenamento degli atleti.

Per saperne di più, consultate il nuovo libro del Dott. Toft: Artrosi dell’articolazione del ginocchio – Figuriamoci se non ci si può fare nulla!

Si parla sempre dell’operazione al menisco come di un intervento semplice. Il mio ragazzo ed anche alcuni miei conoscenti hanno presentato seri problemi a seguito di un simile intervento. Come mai?

Purtroppo, l’affermazione secondo cui l’intervento artroscopico al menisco sarebbe un intervento semplice, è fondamentalmente falsa, ma non per questo meno diffusa. Il trattamento accurato di una lesione del menisco che sfortunatamente nella maggior parte dei casi si verifica nelle sezioni posteriori dell’articolazione, necessita di uno specialista particolarmente preparato, di un’estrema delicatezza e anche di una vasta gamma di piccoli espedienti durante l’intervento stesso, al fine di raggiungere l’obiettivo della eliminazione del problema al menisco senza danni al sostrato (ad esempio, danni alla cartilagine). L’operazione al crociato anteriore, che gode di una maggior considerazione, è relativamente più semplice dal punto di vista tecnico. Lo stesso impianto di un’articolazione artificiale del ginocchio, cosa che può apparire molto poco chiara ad un profano, è un intervento relativamente più semplice dal punto di vista tecnico. Il problema da Lei riportato a seguito di quella che abbiamo detto essere una semplice operazione al menisco, dipende da due cause principali. La prima consiste nel fatto che per via di una cattiva visuale e proporzioni di rappresentazione, il problema al menisco non è stato definitivamente risolto e sono state lasciati ancora le parti maggiori del tessuto lacerato del menisco, che provocano la ricomparsa di sintomi del tutto simili a quelli verificatisi originariamente. In simili casi, deve essere eseguito un ulteriore intervento con il quale venga per così dire definitivamente risolto il problema al menisco. Qualora nel corso della prima operazione non sia stata prodotta alcuna lacerazione alla cartilagine, una simile articolazione potrà ritornare completamente allo stato funzionale. Purtroppo, c’è tuttavia un secondo gruppo di pazienti per i quali si è per così dire cercato con la forza di risolvere il problema alla parte anteriore dell’articolazione mediante un intervento, sacrificando tuttavia la cartilagine dell’articolazione ancora intatta. Simili danni al sostrato, che si verificano quando si tenta di risolvere incondizionatamente il problema al menisco, costi quel che costi, possono spesso costituire il viatico per l’insorgenza di una successiva artrosi. Se si confrontano le due problematiche, è sicuramente meglio se colui che esegue l’intervento, pur non essendo in grado di risolvere definitivamente il problema al menisco, non causa danno alcuno alla cartilagine e lascia il problema irrisolto; per lo specialista è semplice, si possono riparare i danni alla cartilagine almeno a livello di cartilagine fibrosa, ma naturalmente non si può fingere che non sia successo. E‘ assolutamente necessario essere avvertiti del fatto che, in caso di frattura al menisco, è opportuno recarsi dai chirurghi più competenti e pensare che questo è accessibile quasi a chiunque.

A causa della mia artrosi al ginocchio, il mio medico voleva praticarmi delle iniezioni per la ricostruzione della cartilagine. Possono essere utili?

Alla luce dei più recenti preparati, che sono conosciuti nell’intero territorio nazionale come iniezioni di ricostruzione della cartilagine, devono essere menzionati soprattutto quei preparati che contengono come sostanza base acido ialuronico. L’acido ialuronico è una componente della cartilagine ialinica dell’articolazione, essa si trova nella cosiddetta sostanza base della cartilagine ed è la responsabile dell’aspetto cristallino di detta sostanza base. Simili iniezioni si sono rivelate efficaci nel trattamento di irruvidimenti estesi all‘intera superficie della cartilagine. I mezzi attualmente disponibili sono ad esempio il Ialuro, di cui sono nella norma somministrate cinque iniezioni a distanza di una settimana l’una dall’altra, e il Synvisc, del quale sono sufficienti tre iniezioni a distanza di una settimana. Qualora sussista un’artrosi già sviluppata, simili trattamenti a base di iniezioni possono avere solo una funzione lenitiva, mentre tali iniezioni non hanno affatto un effetto rigeneratore della cartilagine in senso proprio. Qualora la ricerca del successo ed anche la tomografia a risonanza magnetica nucleare non rivelino nessun danno più serio al menisco o alla superficie in cartilagine, in presenza di piccole imperfezioni dell’articolazione si può senz’altro tentare di intervenire con simili cure a base di iniezioni. Naturalmente, in questo caso è importante che l’iniezione avvenga in condizioni assolutamente sterili, in quanto una conseguente infezione potrebbe risultare una vera e propria catastrofe per l’articolazione interessata. E’ pertanto opportuno diffidarvi dall’utilizzo inappropriato di simili serie di iniezioni.

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Mia madre soffre di una grave forma di artrosi al ginocchio. Il mio medico, data la sua età avanzata, le consiglia un intervento. L’ortopedico ha consigliato la PST. Di che cosa si tratta ed in che modo può risultare d’aiuto?

PST sta per terapia a segnali pulsanti, si tratta qui di applicare campi elettro-magnetici pulsanti dai quali ci si aspetta una regolazione del metabolismo cellulare e, di conseguenza, anche uno stimolo per alcuni processi di guarigione. Ci sono tuttavia istruzioni da seguire per l’efficacia di simili terapie, soprattutto per quanto riguarda l’efficacia lenitiva. Qualora Sua madre non risultasse idonea a subire un intervento, a causa dell’età avanzata o per concomitanti problemi internistici, potrebbe risultare opportuno un simile trattamento PST. Indipendentemente da ciò, personalmente sottoporrei la questione dell’idoneità o meno a subire un intervento al giudizio di un altro medico. Probabilmente, è possibile ripristinare entro breve tempo, attraverso una lieve terapia integrativa, l’idoneità - considerata da un punto di vista internistico - a subire l’intervento e forse, in seguito, mediante una cosiddetta endoprotesi, si può contribuire in modo ancora più incisivo di quanto sarebbe possibile fare con un trattamento PST.

Per ulteriori informazioni:
Meglio di quanto si dice: l’articolazione artificiale del ginocchio

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